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La Leggenda di Taras e le Origini della Città di Taranto

La Leggenda di Taras

La leggenda di Taras è la più importante per il territorio jonico, perché ne racconta le origini. Come tutte le leggende del periodo magno-greco, però, ci sono diverse varianti, come per il nome del protagonista. Infatti, ci sono versioni dove Taras viene chiamato Falanto e altre in cui i due sono personaggi diversi.

Quello che si sa su Taras è che era figlio di Poseidone e della ninfa Satyria. In più, aveva sposato una delle figlie di Minosse, Satureia. Taras, quindi, avrebbe percorso il mare approdando sulle rive di un fiume (l’attuale fiume Tara, che prende quindi il nome da Taras, come la città).

Giunto in questo punto, Taras avrebbe onorato suo padre Poseidone con un sacrificio, e questi in cambio gli avrebbe dato un delfino docile, da montare come un cavallo. Da questa immagine di buon auspicio nasce anche lo stemma della Città dei Due Mari.

Quindi, Taras avrebbe fondato una città, che non si tratterebbe di Taranto, ma della località di Saturo. Infatti, Taras l’avrebbe dedicata alla madre o alla moglie (ci sono diverse varianti in proposito). Un giorno, però, mentre si recava al fiume, Taras sarebbe scomparso, quindi il padre Poseidone l’avrebbe voluto accanto a sé.

 

Le Fonti Storiche

Oltre alla leggenda di Taras, c’è la tradizione di Falanto sulle origini magno-greche della città. Nel 706 a.C, secondo Eusebio di Cesarea, a Sparta si combatteva da quasi 20 anni una guerra per la conquista di una pianura lì vicino. Alcuni spartani, detti Parteni, erano contrari al fatto che la guerra continuasse e questo scatenò una guerra civile. Alla fine i Parteni, guidati da Falanto, furono imbarcati su una barca.

Chiesero quindi consiglio all’oracolo di Delfi su dove andare. L’oracolo di Apollo vaticinò una terra dove abitavano gli Japigi, ovvero il territorio jonico. Falanto, quindi, arrivò sulle coste tarantine e, dopo una battaglia con le popolazioni locali, edificò la città, prima e sola colonia proveniente da Sparta.

Anche qui, invece, combacia la questione del delfino. Infatti, per festeggiare la vittoria, Falanto sarebbe salito sulla groppa di uno di essi. Questo, quindi, creò la confusione tra i due personaggi. Il mito riaffiora qua e là sui manufatti antichi del periodo magno greco della città e anche successivamente.

Infatti, in monete, ma anche in vasi e in oggetti, alcuni custoditi anche al Museo Archeologico di Taranto, si possono trovare o l’uomo sulla groppa con la scritta “Taras” in greco antico, oppure dei riferimenti al mito o a Poseidone. Quando ci fu la grave crisi economica del 2008, per aiutare il popolo greco ci fu un gemellaggio tra Taranto e Sparta.

La leggenda resta nel cuore dei tarantini e diventa anche un modo per ricordare le origini storiche della città. Taranto fu una fiorente città commerciale fino all’arrivo dei Romani, che la sconfissero solo dopo due lunghe battaglie.

 

Il Ricordo nello Stemma della Città di Taranto

Lo stemma della città di Taranto ricorda la leggenda e le varie versioni del mito. Infatti, il simbolo rappresenta un ragazzo (Falanto/Taras) in dorso a un delfino. Il nome del protagonista della leggenda è poi diventato quello della città.